#GettaLeTueRetiConCoraggio tra #Vangelo #Coscienza #Piattole e #Motivazioni

GETTARE LE RETI:

TRA VANGELO, COSCIENZA,

PIATTOLE E MOTIVAZIONI

Tonino, grazie al suo carattere aperto, alla parlata mai noiosa, con battute che sottolineano aspetti importanti del suo ragionare, in una “coloritura” di alcune frasi che, se presente (la coloritura),non è comunque mai fine a se stessa, mi è parso da subito un buon nome, per il Convegno Zonale di ottobre.

Anche perché, un mese prima, era pure tra i tanti che, con una pettina sudaticcia addosso, si arrabattava tra qualche (!) migliaio di pellegrini, intenti a stare il più vicino possibile ad un grand’uomo, da poco eletto Papa, che è voluto sorprendentemente venire subito a Cagliari, dai sardi e dalla Madonna di Bonaria.

Nel pensare all’organizzazione del recente Convegno, il nome di Tonino era quindi, probabilmente destinato, ad “uscire dal cilindro”: la lunga esperienza politica, d’amministratore locale, unita a quella ancor più lunga da volontario Unitalsi, l’indubbia capacità d’interessare l’uditorio, una buona conoscenza del mondo del volontariato cattolico, son alcune delle cose che – come Comitato di Zona - ci han fatto puntare sul suo nome.

E son stati in effetti tanti, i concetti che ha toccato, con passione, nella serata del 12 ottobre scorso, presso il Centro dei Padri Somaschi, ad Elmas, in quello che è stato uno degli eventi per Capi più partecipato degli ultimi anni. Mi piace ricordarne alcuni, di questi concetti, in ordine sparso.

Innanzitutto il punto forse centrale, della sua riflessione: “chi fa il volontario non fa niente di che, sta in effetti solo riciclando un regalo ricevuto; ha in sostanza solo avuto la fortuna d’avere la salute, le forze, le possibilità, per aiutare chi usufruisce del suo servizio. Sta semplicemente restituendo un poco di quel che ha avuto in dono. E questo non deve farlo sentire più bravo, migliore degli altri. Sta facendo solo quel minimo che deve fare. Chi non fa nemmeno quello, se la vedrà poi con la sua coscienza, ma chi fa il volontaria non fa nulla, che lo debba far ritenere persona migliore di chi non lo fa”.

“Formare, gettare le reti, è difficilissimo. Coordinare poi, una rete di formatori, come fate voi, Capi Scout, nel cercar d’incidere sull’educazione dei ragazzi, da quando son piccoli a quando diventano giovani uomini e donne, è ancora più difficile. Oggi ancora di più, in un mondo complesso, con più distrazioni”.

“Il ruolo del volontario è innanzitutto un ruolo per il quale ci vuole umiltà. Bisogna essere pronti a servire ed in particolare, se coordinatori d’altri volontari, essere i primi che si rimboccano le maniche, che danno l’esempio. Con l’uniforme addosso, ma anche senza l’uniforme, perché si è volontari, in servizio, sempre.

Non solo quando hai l’uniforme Unitalsi, non solo quando hai l’uniforme Scout. Voi avete un compito ancora più difficile, rispetto a quello che io svolgo con l’Unitalsi. Il mio, tutto sommato, è un servizio forse un po’ più semplice, dove è più immediato, da sano, stare insieme alla persona malata ed aiutarla. Voi accompagnate invece delle persone, dei ragazzi, per tanti anni, fondamentali, della loro vita, in un percorso di crescita irripetibile, importantissimo. E’ molto più difficile”.

“Mettetevi evangelicamente nell’ultima fila, perché è il posto che ci spetta. Non mettiamoci ai primi posti, col rischio che poi ci chiedano di metterci dietro. Siamo umili, sporchiamoci le mani. I coordinatori più degli altri. Le associazioni di volontariato sono per loro stessa natura orizzontali. Certo, poi devono avere una verticalità interna, per funzionare meglio, nella suddivisione dei compiti indispensabili. Ma se non rimangono realmente, nella pratica, orizzontali e diventano, di fatto, davvero verticali … Allora, c’è qualche problema!”

“Il Capo, il volontario, deve essere innanzitutto persona credibile. E’ fondamentale la coerenza del Capo, trasmettere l’esempio, essere autorevole, essere l’ultimo di tutti. E’ questa, anche e soprattutto, l’orizzontalità del volontariato. L’Unitalsi, nel sud Sardegna, anni fa – per fare un esempio vissuto - ha allontanato i volontari, anziché avvicinarli, perché s’ammalò di “Capismo”, riunendo persone che facevano un tipo di volontariato che era tutto tranne quello, era un farsi vedere, un voler essere protagonisti, volersi mettere in vista … Abbiamo perso intere generazioni di ragazzi, abbiamo ancora un grande buco generazionale, che quei modi di fare ci han lasciato”.

“E poi, sorridere. Un sorriso aiuta molto di più d’un mugugno. Esser positivi. Concreti, seri, ma sorridenti”.

Ecco, non so se ho fatto buona sintesi dei concetti che mi son sembrati basilari, nell’intervento di Tonino. Ha parlato bene anche di Chiesa, certo, di istituzioni, certo. Ma anche meno bene di alcuni operatori, a tutti i livelli, pure nella Chiesa e nelle istituzioni stesse. Esempi negativi che spesso il Buon Dio non ci fa mancare, forse per poter cogliere meglio le differenze, tra chi opera in un certo modo e chi in un altro. Mettiamola così: per aiutarci a riflettere meglio, sul nostro operare, come Uomini e Donne, come volontari, come Capi Scout.

Non ho registrato l’intervento. E forse è stato meglio. Non avrei saputo argomentare in maniera efficace, alcuni suoi passi estremamente chiari, ma anche non semplici, da riportare su carta. Chi non c’era, immagino si chiederà cosa c’entrano le piattole, citate nel titolo di quest’articolo. Ecco, appunto, fatevelo dire da chi c’era. Tonino è stato bravo a non far addormentare la gente, a farsi seguire, non solo per quel che ha detto, ma anche per come l’ha detto, con passione e passi meno formali. Che, diciamo, esplicitavano, chiarivano i concetti. Credo sia stato un momento importante di formazione, per pensare, di nuovo e per un attimo, alle nostre, personali motivazioni che accompagnano, fondano il nostro servire gli altri. Per riflettere, mentre tentiamo, ogni giorno di …. Gettare le nostre reti.

Maurizio Lamieri