#Intervista a Mons.#Miglio sullo #ScoutismoClandestino in @diocesicagliari #eg #sangiorgio2013

Missione di Squadriglia

degli Orsi del Cagliari 2 e

degli Scorpioni del Capoterra 1

per il #SanGiorgio2013

Per la preparazione del San Giorgio, noi, le squadriglie degli Orsi del Cagliari 2 e degli Scorpioni del Capoterra 1 essendo inserite nell’ambito Civitas/Pronto Intervento abbiamo dovuto intervistare il vescovo di Cagliari, mons. Miglio, con delle domande riguardanti il periodo dello Scautismo e della Chiesa con particolare riferimento alla nostra Diocesi. Dopo molte peripezie siamo riusciti ad ottenere un incontro con il vescovo e siamo riusciti a intervistarlo ed ecco il nostro risultato.

Intervista al Vescovo Monsignor Arrigo Miglio


In che ambiente sociale ha vissuto?

Ho vissuto in un ambiente sociale contadino, agricolo e operaio; questi sono gli ambienti sociali della mia famiglia e della comunità in cui ho vissuto.

Che cosa ne pensa del comportamento che ha avuto la Chiesa italiana e quella di Cagliari all’annuncio dello scioglimento dei gruppi scout ?

Erano momenti molto difficili e non tutti hanno capito e accettato lo scioglimento dei gruppi scout e forse non si poteva fare diversamente per salvare il salvabile, in un’epoca in cui la dittatura fascista voleva avere il monopolio su tutta la gioventù del paese e in cui la chiesa è riuscita a salvare almeno le associazioni cattoliche, e questo ha comportato un prezzo pesante per i gruppi scout, ma bisogna dire che molti sacerdoti hanno continuato a seguire i gruppi scout che si ritrovavano clandestinamente; devo dire che ho conosciuto a Praga un vecchio assistente scout, padre gesuita, che ha tenuto vivo un gruppo scout durante il periodo della dittatura comunista in Cecoslovacchia e per 50 anni non è stato mai scoperto: andavano nei boschi e praticavano attività scout, e aveva nascoste in casa tutte le fotografie perché lui documentava queste attività. Io l’ho conosciuto nell’89 dopo la caduta del muro di Berlino e questa è una storia molto simile per molti altri gruppi scout.

La chiesa di Cagliari durante il periodo del Fascismo ebbe un atteggiamento di riguardo nei confronti degli scout che adoperavano clandestinamente?

Qualcosa mi aveva raccontato Mons. Alberti, arcivescovo scomparso circa un anno fa; mi disse che si era cercato di preservare i gruppi scout nei paesi clandestinamente per evitare che morissero.

Sei Lei fosse vissuto nel periodo del Fascismo avrebbe fondato un gruppo scout modello “Aquile Randage”?

Dunque, le Aquile Randage erano un gruppo scout clandestino in Val Codera. E’ una domanda a cui mi è difficile rispondere, perché nessuno di noi sa che cosa avrebbe fatto se fosse vissuto in quel periodo e sarebbe troppo facile dire “Io lo avrei fatto”, magari ci sono state delle persone che lo avrebbero voluto fare ma non l’hanno potuto fare perché non c’era la situazione adatta. Adesso, guardando indietro e memore delle esperienze che ho fatto e delle conoscenze che ho acquisito da altri vecchi capi scout che hanno operato clandestinamente sia sotto il regime comunista sia sotto quello fascista, io non avrei esitazioni a fondare un gruppo scout clandestino perché abbiamo visto che porta dei frutti.

I gruppi scout che furono presenti a Cagliari durante il Ventennio Fascista ebbero buoni rapporti con le istituzioni religiose?

Su questo non avrei dubbi perché erano diversi gli assistenti scout e quindi posso dire che il problema non era con le autorità religiose ma con le autorità politiche.

Cosa è cambiato nella diocesi nel periodo fascista?

E’ cambiata soprattutto la pastorale giovanile e il modo di rapportarsi con le associazioni giovanili: durante questo periodo il regime fascista voleva il monopolio di queste associazioni per avere il controllo del pensiero dei giovani e paradossalmente la Chiesa capì quanto fosse importante l’educazione dei giovani.

Lei ha praticato scautismo?

Ho iniziato a praticarlo durante le scuole medie e questa passione è diventata maggiore crescendo fino a che sono diventato sacerdote e in seguito mi hanno dato l’incarico di Assistente Ecclesiastico Generale.

Nel periodo del Fascismo c’era una vicinanza maggiore alle istituzioni religiose e agli scout?

In quel periodo ci fu molta più vicinanza alle parrocchie, alle comunità religiose e alle tradizioni che offrivano degli spazi dove era ancora possibile esercitare una certa libertà (di solito le dittature portano anche a questo fenomeno). La gente cercava di utilizzare gli spazzi di libertà e autonomia che poteva avere, che in genere le istituzioni religiose offrono, dove per esempio poter esprimere ciò che si pensava, a differenza dei luoghi pubblici dove evidentemente c’era sempre qualcuno che ascoltava di nascosto e poi andava a riferire.