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Donne salvate dalla guerra?

«La guerra, nonostante tutti i mali, ha avuto per conseguenza anche un gran bene. Ha dato alle donne la possibilità di dimostrare il proprio coraggio ed intelligenza,, nonchè la capacità di assumere compiti fino ad allora creduti al disopra delle loro forze»

(Baden-Powell, 1931)

Ricordare queste parole di B.-P., nell’Italia di oggi, sembra strano, ma forse sono proprio le crisi che permettono i cambiamenti. Ricordare poi il passato del guidismo sembra pure pedante e anche un po’ noioso. “L’emancipazione femminile” pare oggi scontata: nessuno mette in dubbio che le donne possano assumere ruoli di responsabilità o votare o impegnarsi nella ricerca scientifica o costruire un’impresa o… giocare il gioco scout. Ma certamente la storia è molto diversa (ricordiamo che in Italia le donne votano solo dal 1946) e paesi in lontani è spesso ancora … preistoria (in Arabia Saudita le donne non possono per esempio guidare una macchina e voteranno, per la prima volta, alle prossime elezioni, tra tre anni).

 

Baden-Powell crede molto nelle donne e scrive nel 1918 «Girl Guiding» (in italiano lo trovate solo nel 2005 come numero speciale di «Esperienze e Progetti», grazie alla tenacia di Fulvio Janoviz con il Centro Studi Baden-Powell), certamente influenzato dalle opinioni del tempo, ma con una speciale attenzione educativa, che sempre lo contraddistingue. Le piccole «brownie» sono studiate apposta per le bambine, mentre il metodo delle guide si avvicina moltissimo a quello dei fratellini scout: vita di frontiera, esperienza della natura, squadriglie, specialità… per l’epoca una vera rivoluzione.

Nella diffidenza sociale verso una vera emancipazione femminile e nel vuoto di proposte per le ragazze tra il dopoguerra e gli anni ’70 il guidismo si afferma come un metodo educativo che segna intere generazioni. Le ragazze che nel dopoguerra in Italia furono capo, sono davvero speciali!

Un libro ricorda le loro storie: Maria, Augusta, Antonietta, Agnese, Anna, Albertina, Mariantonietta, Nina… nomi un po’ antichi per raccontare dieci donne straordinarie, personalità moderne, che hanno saputo testimoniare con la loro vita e il loro impegno la scelta scout. Che hanno "lasciato il mondo un po’ migliore" incidendo sulla formazione di bambine, ragazze e giovani che ancora oggi le ricordano con passione. Emergono le figure singole, ma emerge anche la specificità  del metodo AGI, che molto ha valorizzato la vocazione, l’impegno, il servizio, l’espressione e la creatività, la riflessione, la comunità.

Leggete “Una promessa, tante vite” edito da Fiordaliso nel 2009 nella collana Edificare, in collaborazione con Ente Baden. Conoscere il passato ci aiuta a capire e vivere il presente.  “Non c’è granellino di sabbia, non c’è filo d’erba, non c’è essere vivente che non offra un messaggio a chi lo sappia scoprire, decifrare, ascoltare ed anche a chi sappia semplicemente lasciarsene invadere nel silenzio del cuore.” (Agnese Baggio).

Chi vuole poi approfondire la storia dell’AGI Associazione Guide Italiane tra il 1943 e il 1974, la trova in “Guidismo, una proposta per la vita” edito da Fiordaliso  nel 2002.

Proviamo a raccontare anche ai ragazzi e soprattutto alle ragazze questa storia, la loro storia, come se fosse una grande avventura e capire come si può ripetere nelle loro vite il “miracolo” dell’impegno nel servizio, nella famiglia, nella politica. Costruiamo una veglia o un capitolo con il Clan/Fuoco. O lanciamo un grande gioco in Reparto. O raccontiamo delle “brownie” (spiritelli, elfi, gnomi, fate…) e della Civetta bruna, ai lupetti e alle coccinelle.

 

Laura Galimberti
Incaricata nazionale stampa non periodica
(articolo tratto da SCOUT-Proposta educativa n. 1-2013)