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Buona Pasqua da Mons. Miglio

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Il primo annuncio della Pasqua parte dal Golgota, con il Centurione romano che vedendo morire Gesù in quel modo grida: “veramente quest’uomo era Figlio di Dio”. La croce, il patibolo degli schiavi e dei ribelli, è trasformata: da segno di maledizione diventa icona dell’amore di Dio per noi. Le parole del soldato pagano annunciano che Gesù non è lo sconfitto ma il vincitore.
La croce non viene da Dio, nessuna croce è mandata da lui ma è frutto del nostro peccato e delle sue conseguenze, dal primo peccato a tutti i nostri, con ricadute su di noi e sul prossimo che spesso ci sfuggono, col rischio di continuare ad autoassolverci da incoscienti. Dio però è salito sulla croce! La morte di Gesù è l’innalzamento di Dio sulla croce. Gesù non ci ha detto che la croce è bella. Più volte è riuscito ad evitarla, sfuggendo a vari tentativi di linciaggio e di lapidazione, ma non è fuggito quando ciò avrebbe significato tradire la missione ricevuta dal Padre, ed anche in quel momento, specialmente nella preghiera dell’ultima sera al Getzemani, ha visto in faccia tutto l’orrore della croce e della morte. Ma quando è stato innalzato sulla croce ha manifestato tutto l’amore di Dio per l’umanità peccatrice, a cominciare dal perdono invocato per i crocifissori e per il brigante che gli stava accanto e che si è rivolto verso di lui. Gesù ha accettato di morire per testimoniare l’amore del Padre verso tutti, ebrei e pagani, con una predilezione per i peccatori che ha scandalizzato l’ambiente religioso di Gerusalemme.
Da quel giorno, in Gesù Dio sta su ogni croce, il suo volto  è impresso nel volto di tutti coloro che portano una croce, non importa quale e perché; infatti Gesù ha trasformato la croce in segno di vittoria e di vita ed è morto perché tutti possano incontrare il volto amoroso del Padre. Perciò ha detto ai suoi discepoli: ” in  verità io vi dico, tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli ( affamati, carcerati, malati, stranieri, ecc.) l’avete fatto a me”.
Eco di queste parole sono state quelle che Papa Francesco ha pronunciato visitando una parrocchia della periferia romana e parlando ad un gruppo di ex tossicodipendenti, ex carcerati, ecc.: ” dove pensate che si trovi Dio, in chiesa? No, si trova nelle vostre debolezze”. Parole non molto diverse da quelle pronunciate nella nostra cattedrale il 22 settembre scorso! Il Papa ha dimenticato forse la presenza di Gesù nell’Eucaristia? Piuttosto siamo noi a dimenticarla spesso, per abitudine, per eccessiva familiarità col Sacramento, per superficialità. Il Papa sa bene invece che la presenza (realissima) di Gesù nel pane consacrato è una presenza che ci rimanda sulla strada per vivere il sacramento di amore che lui ci ha donato.
L’annuncio pasquale che parte dal Golgota, con le parole del soldato romano, ci prepara ad accogliere l’annuncio che al mattino del terzo giorno le donne ricevono dall’angelo accanto alla tomba vuota: Non temete, non abbiate paura! Queste parole  per noi oggi rivelano un significato particolare: non abbiate paura della croce, non abbiate paura di viverla con Lui e come Lui. Perché anche oggi è vero quanto Paolo scriveva ai cristiani di Corinto: la croce è ritenuta una disgrazia (il Destino, Dio mi ha castigato…), una stoltezza(non posso accettarla, sarebbe masochismo…), uno scandalo (non riesco più a credere in Dio…), perciò è da fuggire ad ogni costo. Per la cultura di oggi non ha più senso parlare di croce. Si fugge davanti alla croce, anche solo davanti alla sua ombra, con grande paura. Pensiamo alla croce della povertà: tutto pare finito in modo irrimediabile, l’unica soluzione sembra quella di arrendersi, purtroppo talvolta anche in modo tragico. Pensiamo alla croce della malattia: non ha senso, meglio farla finita subito, con tutti i conforti della cultura e della legge. Pensiamo alla croce della divisione e della mancanza di amore che pesa su tante famiglie: perché perdonare, perché stringere i denti e ricostruire i rapporti famigliari? Meglio andarsene, cercare altre soluzioni più facili.  Quando si fugge per paura della croce le conseguenze spesso non si fanno attendere e si finisce  proprio in quel buio che si voleva evitare.
Abbiamo bisogno di guardare con fiducia alla croce di Cristo. Dopo i giorni della Passione e dopo l’adorazione del Venerdì Santo la Croce rimane al centro della Pasqua e la luce del Cero pasquale è la medesima luce del Crocifisso.
La Pasqua non è una parentesi nella nostra vita quotidiana: è il giorno che illumina la croce, che ce la fa riscoprire come segno di speranza e ci rende vincitori con Gesù sulla sofferenza e sulla morte.