Un incontro inaspettato #VLG @agesci

Arrivare e soggiornare anche per pochi giorni a Gilwell Park è un’esperienza indimenticabile.

Siete a Londra e per arrivarci dovete infilarvi sottoterra nel “tube”, ovverosia la metropolitana londinese. Una delle sue linee vi porta dritti alla Stazione Walthamstow Central. Da lì salite sul treno che vi porta a destinazione. L’accesso è molto facilitato dal fatto che gli sportelli sono tutti quasi a livello del marciapiede. Entrate e vi accomodate al vostro posto in attesa che il convoglio si muova in direzione nord-est, verso il capolinea di Chingford. Il convoglio viaggia a velocità moderata il che vi permette di ammirare il panorama suburbano mentre scorre in direzione contraria al senso di marcia. Numerose sono le fermate alle varie stazioni intermedie. Giunti a destinazione, i tanti sportelli di cui ogni vagone è dotato si aprono quasi contemporaneamente e con un gran rumore. Mischiati alla frotta dei passeggeri scendete, imboccate l’uscita principale e sbucate nella ariosa piazzetta antistante. Vi accoglie un grande cartellone di robusto legno dipinto a vivaci colori con le indicazioni della località, la strada da percorrere per raggiungere Gilwell Park e la distanza in miglia (poco meno di tre km.). Non ve la sentite di fare a piedi la strada asfaltata che passando attraverso verdissimi campi da golf ed equitazione e sfiorando le estreme propaggini della grandiosa Epping Forest,  porta al Gilwell Lane cioè alla strada di accesso al Parco vero e proprio? Non datevene pensiero. Uno dei classici taxi inglesi di modello antiquato e forse un tantino buffo ma di una sorprendente comodità vi attende all’ingresso della Stazione e vi porta a destinazione con una modica spesa. Dando le indicazioni all’autista attenti a scandire bene il nome di Gilwell perché – con la strana pronuncia in uso da queste parti – finireste dritti a Chigwell, località altrettanto interessante ma per voi molto meno importante e, soprattutto, posta in direzione diametralmente opposta e ben più lontana della vostra mèta. Mentre il taxi (cab in inglese) percorre la carreggiata sinistra della strada verso i Camp Sites (terreni da campo), vi sembrerà di andare a cozzare continuamente – specie nelle curve e negli incroci - contro i veicoli che sopraggiungo in senso contrario al vostro. Ma se riuscirete a…….sopravvivere alla prova, vi troverete ben presto ad imboccare l’ingresso vero e proprio di Gilwell Park, mentre l’autista vi chiede se volete prendere il sentiero di sinistra verso i Camp Sites o andare a destra verso la White House, o casa bianca, una costruzione che risale al 1790 ma eretta sulle rovine di un’antichissima casina di caccia, ora Quartier Generale di Gilwell.

Prati di un verde incredibile, piante ed aiuole fiorite, alberi fronzuti, il cinguettio di una folta schiera di uccelli - tra i quali riuscite ad individuare il prepotente ed inconfondibile fischio dei merli dal becco giallo – uno scoiattolo bigio che si arrampica velocissimo sino alla biforcazione più alta di un albero mentre un suo compagno vi osserva incuriosito, tutto questo è l’incantevole benvenuto di questa meraviglia della natura. E degli uomini che la sanno rispettare. Con gli occhi sbarrati ed a bocca aperta iniziate l’esplorazione del posto. Altrimenti che razza di Esploratori sareste?

Gilwell Park occupa un’area di poco più di 40 ettari alternando gli ampi spazi dei prati al bosco e sottobosco ed a costruzioni erette con gli stili più diversi:  baracche di legno come la sede del Gruppo Gilwell 1 (il Gruppo più numeroso del mondo perché ne fanno idealmente parte tutti coloro che si sono guadagnati il Brevetto Gilwell); costruzioni di mattoni ed alluminio del tutto funzionali (come la Guest House); case elevate nel classico stile Tudor (mano all’enciclopedia o in mancanza rivolgetevi all’amico iscritto in architettura). Tutti gli edifici hanno una loro funzione specifica come le Cappelle erette al chiuso od all’aperto per religioni diverse. Quella buddista si fregia addirittura di una statua del Buddha vecchia di oltre mille anni, sistemata sotto una tettoia circondata da una serie di campanellini che tintinnano al vento. Un dono degli Scout thailandesi.

Altri hanno carattere di pratica funzionalità logistica o sono stati costruiti per le varie attività del campo come luoghi di riunione, di accantonamento, per attività teatrali, per fuochi di bivacco o piscine per il nuoto. C’è persino un laghetto artificiale, ricavato allargando un profondo buco frutto della II^ guerra mondiale. Sembra in tutto e per tutto un luogo naturale utilizzato per piccole attività nautiche di Capi e ragazzi.

Infatti a Gilwell svolgono le loro attività formativa sia i Capi, con i Corsi di Formazione a vari livelli e per Branche, sia le singole Unità che ci si divertono un sacco – e forse due – con Campi estivi e/o fine settimana. Spazio, acqua e legna non mancano di certo. E neanche i viveri forniti dalla cambusa centrale. Tutto l’insieme è tanto ben armonizzato che sembra quasi che il Parco sia nato così come lo vedete. E’ invece frutto del diuturno silenzioso lavoro del buon Dio oltre che di un  altrettanto importante lavoro di Rover e Capi che sin dal 1919, anno dopo anno, lo rendono sempre migliore e più funzionale.. 

Procedendo nella vostra esplorazione, raggiungete una lieve ondulazione. Ai vostri occhi appare un panorama del tutto inaspettato. Ben oltre il confine del Parco, al di là di un folto d’alberi e prati smeraldini numerosi e lenti buoi pascolano beatamente. Là il terreno digrada verso due immensi bacini artificiali che pullulano di barche a vela, mentre ancor più lontano rumoreggia la Greater London, la supercittà di circa 50 km di diametro, composta dalla Città di Londra e da tutta una cintura di Comuni suburbani uniti, oltre che dalla contiguità, dallo stesso tessuto amministrativo.

Dopo aver sostato un poco ad ammirare l’insolito spettacolo ed il fiammeggiante tramonto (si anche a Londra talvolta il tramonto è di fuoco come da noi), ritornate lentamente sui vostri passi mentre avanza velocemente il crepuscolo. Camminate attenti a dove mettete i piedi. Ora vi attira un movimento, là tra gli alberi di fronte a voi. Dal folto una figura che ha qualcosa di familiare si muove all’unisono con i vostri passi. Le braccia conserte, il cappello a larga tesa ben piantato in testa vi viene incontro. Ma…non è possibile…è proprio lui!!! E’  B-P in persona ….!!! Un nodo di commozione vi serra la gola, un brivido percorre tutte le vostre membra. Distinguete chiaramente lo sguardo limpido, i folti baffi. Semiparalizzati riuscite a muovere ancora pochi passi, quasi come se sognaste…… 

Man mano che vi avvicinate vi accorgete però che si tratta di un busto in bronzo con l’effigie del vecchio Lord, posto su di un piedistallo, proprio nel bel mezzo del bosco che circonda la Casa Bianca. L’atmosfera magica del luogo, la penombra serotina e – chissà? – un vostro irrefrenabile desiderio, ve lo hanno fatto vedere in movimento, quasi in carne ed ossa.

Sembra che l’emozione sfumi ma, quando state per sorpassare il monumento, di scatto la vostra mano si leva nel saluto scout e mormorate, con una lieve carezza: “Ciao Capo….  Buonanotte”

Vi prego di non ridere.  E’ ciò che mi è capitato veramente nel 1982, quando mi trovavo a Gilwell per il 75° dello Scautismo Mondiale. Ed al pensiero, ancor oggi sento un brivido giù per la schiena.

 

Vecchio Lupo grigio,

Valeriano Cinquini