Rassegna Stampa sull'Ingresso di Monsignor Miglio: La Nuova Sardegna

Iniziamo la nostra Rassegna Stampa sull'ingresso di Monsignor Miglio con due articoli de La Nuova Sardegna.

A Cagliari migliaia di giovani salutano il nuovo arcivescovo

Molte le aspettative nei confronti di monsignor Arrigo Miglio

Questo pomeriggio l’incontro col sindaco e l’insediamento

di Roberto Paracchini

«Benvenuto monsignor Arrigo Miglio» si legge all’ingresso di via Cogoni, la strada che porta al seminario dove ieri sera alle20, a Cagliari e al ritmo di «Arri-go, Arri-go, Arri-go, Arri-go...» è stato salutato da alcune migliaia di giovani l’ingresso del nuovo arcivescovo del capoluogo. Molte sono le aspettative che vengono riversate su Miglio. Monsignore con l'aplomb piemontese (dove è nato) e l'attenzione al sociale che gli viene dalla vicinanza col suo predecessore della diocesi – da cui proviene– di Ivrea (Luigi Bettazzi, ieri presente in seminario), Miglio arriva a Cagliari dopo il decisionista Giuseppe Mani. Un alto prelato, quest'ultimo, che se da un lato ha ripristinato un linguaggio diretto e poco curiale,dall’altro ha imposto un modo di essere poco concertato e sofferto da molti parroci e fedeli cagliaritani.

Già assistente spirituale nazionale degli scout, Miglio è stato da sempre attento ai loro problemi valorizzandone i ruoli e stimolandone l'impegno. E non è un caso che ieri i primi a essere visti dall’arcivescovo siano stati proprio loro, le ragazze e i ragazzi. «L’idea di questo incontro - ha spiegato - mi è venuta dalla consuetudine con la Giornata mondiale della gioventù, voluta con tenacia e fatica da Giovanni Paolo II».Un Papa molto amato dai giovani e ripetutamente citato da Miglio durante la «liturgia della parola», cornice dell’accoglienza di ieri sera nella chiesa del seminario.

Diverse le parole-simbolo usate dalle ragazze e dai ragazzi per dare il benvenuto all’arcivescovo. A turno i giovani hanno portato sull’altare alcuni oggetti: una rete «perché noi vogliamo essere sempre più numerosi e presenti»,una lanterna «per vedere sempre meglio», una ciotola di sale «perché indica il mare e la sua dinamicità», un remo «come ragione di speranza», alcuni sassi «ostacoli da superare», una pianta «il terrenofertile, da coltivare», un forziere «che custodisce le nostre ricchezzee potenzialità», e il Vangelo «che contiene la parola che salva».

Poco prima un applauso pieno di entusiasmo – e non solo da parte dei numerosissimi scout – aveva salutato l’entrata in chiesa di monsignor Miglio in clergyman (ma prima della funzione ha indossato i paramenti sacri). Poi alcuni saluti e molte strette di mano, tra cui quella del deputato Mauro Pili, già sindaco di Iglesias nel periodo in cui il prelato era vescovo della città (dal 1992 al 1999).

Ma le parole ascoltate con maggiore attenzione sono state quelle di Riccardo e Simona, i due giovani scelti per il saluto inaugurale: «Per noi la vita non è semplice, c’è la crisi lavorativa e una vita fatta di attese e sacrifici in cui è difficile pensare al futuro. Molti di noi hanno lasciato la loro terra, anche se non abbiamo abbandonato la speranza». E la richiesta al nuovo arcivescovo del capoluogo di essere per loro «una guida». Infine la risposta a braccio di Miglio e la sottolineatura «dell’importanza dell’intuizione di Giovanni Paolo II sulla Giornata mondiale della gioventù». E il ricordo dell’incontro del Papa con lo scoutismo cattolico. Poi il ribadire l’importanza del “ritrovarsi”, che in Giovanni Paolo II era un viaggiare continuo verso l’altro. Infine una citazione da Benedetto XVI «per l’importanza dell’amore e del vivere nel rispetto dei comandamenti, ma senza timore, meglio in conflitto tra il proprio sentire e la Parola». Come dire: la vita è sempre un processo, mai un dogma.

 

«Dobbiamo scrivere insieme un’agenda di speranza»

di Marco Girau

Scrivere con gli altri vescovi, in maniera sinodale, insieme, una agenda di speranza per la Sardegna. Ecco uno degli impegni ai quali si dedicherà fin da domani il nuovo arcivescovo di Cagliari. Monsignor Arrigo Miglio viene nella sua nuova sede senza dubbi e incertezze: «Me l'ha chiesto il Papa, e questo mi è bastato». Il programma di oggi. Alle ore 16 la celebrazione dei vespri in cattedrale con i sacerdoti e i religiosi; alle 16.30 pellegrinaggio a piedi coi sacerdoti fino alla basilica di Bonaria, recitando il rosario. Il percorso partirà dalla cattedrale, poi piazza Costituzione, via Garibaldi, via Sonnino, via Logudoro, viale Cimitero, viale Bonaria; alle 17.30, nel piazzale di Bonaria, saluto di benvenuto del sindaco Massimo Zedda; infine alle 18 la solenne concelebrazione presieduta da Arrigo Miglio con i vescovi della Sardegna e del Piemonte e il clero della diocesi alla presenza dei fedeli e una delegazione della diocesi di Ivrea.

Arrigo Miglio ha ripreso in mano la valigia che ha caratterizzato molto del suo cammino sacerdotale ed episcopale. Sempre animato da una certezza: insieme, chiesa e lavoratori, con una radicale conversione culturale e un cambio di mentalità di istituzioni e imprenditori, dalla crisi si può uscire. Problemi antichi.

«Un'agenda di speranza – dice il presule nato quasi 70 anni fa a San Giorgio Canavese – si può scrivere anche nella nostra isola. Sono impegnate in quest'opera altre regioni, l'ultima in ordine di tempo la Toscana. I vescovi di quella terra hanno coinvolto il comitato nazionale per le settimane  sociali nell'elaborazione di un progetto concretamente aperto al futuro. Lavoreranno un anno intero a questo obiettivo. Speriamo che lo facciano tutte le diocesi italiane, quindi anche quelle sarde». La Chiesa non ha formule vincenti e ricette sicure per trasformare le povertà in ricchezze e le diseconomie strutturali in leve vincenti sul mercato. «La Sardegna – aggiunge Miglio dai microfoni di "Radio Bonaria" – ha problemi antichi e profondi che vanno inseriti in contesti più generali e complessi, nella crisi non solo economica di tutto il mondo occidentale, l'Europa in particolare».

Primo contributo della Chiesa è favorire l'analisi approfondita di un sistema in difficoltà per cause soprattutto culturali e spirituali. «Si sente il bisogno di modificare le leggi e intervenire sui meccanismi finanziari. Ma se il cuore dell'uomo non guarisce dall'egoismo e dalla corsa all'accaparramento, è difficile vincere le battaglie di civiltà. La Chiesa può contribuire a questa conversione, risorsa fondamentale per uscire dalla crisi, che penalizza i più deboli». Camminare uniti. Il metodo cultural-rieducativo preferito da monsignor Miglio è quello sinodale, camminare uniti. L'ex vescovo d'Ivrea l'ha sperimentato durante i lavori del Concilio Plenario sardo, la grande assemblea ecclesiale che per 16 anni ha lavorato per declinare il Vaticano II nella realtà della chiesa sarda. «Durante i sette anni trascorsi a Iglesias ho partecipato ad alcune sessioni veramente interessanti del Concilio regionale e ho fatto in tempo a collaborare alla stesura della bozza del documento che poi sarebbe stato trasformato in atti conciliari. I tempi cambiano velocemente, ma il metodo sinodale è una delle ricchezze della chiesa da tenere presenti».

La metafora del cammino è una delle più amate da monsignor Miglio, definito a Ivrea il "vescovo con la valigia". A questa immagine si sente legato non solamente per la sua formazione di raffinato biblista, ma anche per vocazione naturale. «Non solo mi piace camminare, ma per molti anni – dice – ho lavorato con lo scoutismo e ho scoperto che le buone idee entrano dal cuore, dalla testa e anche dai piedi».