Dal Sito AGESCI Emilia Romagna: Scout e terremoto - diario del 30 maggio

La giornata di ieri ha riproposto scosse intense intorno alle 9.00 e alle 13.00 con i noti danni per le persone e le cose. La paura è crescente ovunque, le scuole chiudono anche nei capoluoghi di Provincia.

In fine pomeriggio ho raggiunto Davide (incaricato Agesci Emilia Romagna alla protezione civile) e Giovanni (Responsabile regionale) al COR di Bologna (Centro Operativo Regionale) dove avviene la gestione dell’emergenza alla presenza di tutti i responsabili e funzionari dell’Agenzia regionale di Protezione civile.

Abbiamo potuto renderci conto dell’imponenza della macchina organizzativa e delle complesse modalità di gestione. Sul posto è attiva sia la centrale operativa dell’Agenzia, intesa come struttura di funzionari della Regione, sia le funzioni di coordinamento del volontariato, che fra le varie associazioni coinvolte vedeva proprio in quella giornata il turno dell’Agesci.

Il direttore dell’Agenzia, e tutti i responsabili dei diversi settori e funzioni erano al lavoro dalla mattina insieme a funzionari dei Vigili del fuoco e dell’esercito. La cosa che sembra più difficile nel veicolare gli aiuti è discriminare le situazioni di sfollamento derivanti dalla paura, da quelle oggettive.

Per quanto riguarda la gestione dei volontari al COR (Ieri i volontari ufficialmente censiti in campo erano sulle 1100 persone) si ricevono le richieste ufficiali da parte del CCS di Modena (Centro Coordinamento Soccorso), che rappresenta il punto di coordinamento degli aiuti “in loco” a cui affluiscono le forze che arrivano che poi vengono indirizzate nei luoghi definendo quello che devono fare. Ribadiamo che al CCS è stata fin dall’inizio presente l’Agesci e questa è una garanzia che le nostre squadre siano utilizzate al meglio.

In giornata era arrivata anche all’Agesci la richiesta di “attivare volontari per supporto psicologico alla popolazione colpita dagli eventi sismici nel modenese”. Ieri erano pertanto in partenza nuove squadre che oggi sono già state destinate nei luoghi di intervento. Infatti, insieme alle esigenze logistiche per garantire alloggio e vitto alle persone sfollate, il supporto psicologico rappresenta il grave compito da affrontare in questa fase. Inoltre, mentre le esigenze basilari materiali verranno soddisfatte nel breve, le seconde richiederanno tempo e continuità dell’aiuto.

In questi giorni, insieme ai diversi graditi attestati di vicinanza e accompagnamento nella preghiera di Comitati regionali, quadri Agesci, capi e ragazzi, tantissimi ci chiedono come essere utili e si rendono disponibili a venire nei luoghi.

Ribadiamo che i capi regionali Agesci possono intervenire contattando gli incaricati Agesci di protezione civile di Zona e dando le proprie disponibilità, mentre da fuori Regione in questa fase non è previsto un intervento, ma può essere che le cose si modifichino a breve.

I clan non possono assolutamente venire finché l’emergenza è attiva e vi chiediamo di capire la situazione e di attenervi alle procedure.

Comprendiamo perfettamente la situazione di disagio che si prova quando spinti dalla volontà di dare il proprio aiuto, animati da un naturale senso di servizio al fratello in difficoltà, ci si sente dire che è necessario attenersi alle regole e seguire le procedure stabilite (normate per legge).

Sappiamo altrettanto bene che c’è che ritiene la regola inferiore all’uomo e proprio chi non ce la fa e comunque interviene. La riflessione che si potrebbe fare rispetto a questo è che dare subito una mano è certamente una gran cosa, ma la responsabilità della continuità della garanzia dell’assistenza è altra cosa. È il pensiero che ricorre quando si organizzano ad esempio i servizi in clan, o come gruppo ci si fa carico di una situazione di difficoltà.

Certamente ci sono delle situazioni contingenti, per la quale la macchina della protezione civile cerca di dare risposta non sempre in maniera rapida, poi c’è il tema della gestione di quello che diventerà la “normalità” nei mesi a venire.

Ci sarà allora certamente molto bisogno del nostro aiuto (probabilmente già dopo l’estate), quando nessuno parlerà più del terremoto ma gli sfollati ci saranno ancora. Ad oggi ammontano ad oltre 14.000 persone. Mantenendo quindi una visione un po’ più a lungo termine, per dare risposte concrete, cercheremo di strutturare dei servizi aperti anche a clan e capi di fuori Regione provando anche a garantire una certa continuità dell’aiuto.

La fase di emergenza è ancora completamente attiva. La terra continua a tremare, le nuove scosse di ieri hanno prodotto ancora più vittime e forse danni di quella del 20 maggio, la situazione è incerta e non sarebbe assolutamente responsabile invitare persone a venire in questa situazione all’infuori di quelle che agiscono in ambiti e luoghi strutturati e “protetti”, anche con una copertura assicurativa integrativa e la possibilità di accedere ai benefici di legge in relazione alla propria posizione lavorativa.

L'Incaricato Comunicazione Agesci Emilia Romagna