Dal sito AGESCI Emilia Romagna: lettera del Responsabile Regionale

VEGLIA E ASSEMBLEA DI ZONA MODENA E CARPI – Lunedì 4 giugno si è tenuta a Modena una veglia di preghiera per le popolazioni delle zone terremotate dell’Emilia Romagna presso la Parrocchia di Gesù Redentore, era presente anche Sua Eccellenza monsignor Francesco Cavina Vescovo di Carpi insieme a diversi A.E. di gruppi, di Zona e Regionale. Nella sua Omelia ci ha invitato a ri-leggere il libro del profeta Geremia (il brano appena letto era 14,17-22) e ci ha sottolineato che non possiamo impedire che si affacci sulle nostre labbra l’eterna domanda dell’uomo quando si imbatte in una sventura irreparabile: “ma perché?”. Domanda che risuona anche dopo il brano del Vangelo di Marco in cui Gesù, sulla croce, grida “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” ci ha raccontato dello sconforto che lo ha afferrato nel prendere atto di come sia stata colpita la sua diocesi, della perdita di sacerdoti e chiese e della transitoria tentazione che aveva avuto di tornare a Roma, poi naturalmente ha preso il sopravvento la fiducia in Dio e l’esempio dei suoi sacerdoti, ci ha anche ripetuto le parole pronunciate al funerale di don Ivan (deceduto nel crollo della sua chiesa ed A.E. del gruppo Rovereto 1) che aveva capito molto bene il mistero della vita e della morte svelato da Cristo. E come un buon testimone di Cristo ha cercato di camminare accanto alla sua gente asciugando lacrime di sudore, pronunciando parole credibili di consolazione, incoraggiando gli sfiduciati, rianimando la speranza, dando dignità ai più poveri e agli umili. In una parola, ha recato la buona novella della pace. Dopo la Benedizione finale ci ha salutati e ringraziati.

I capi presenti (quasi tutti di Modena e Carpi, ma abbiamo visto anche capi di Reggio Emilia, Bologna, Parma, quadri regionali) a parere di chi scrive e contati a spanna ben più di 300, sono rimasti in chiesa ad ascoltare gli aggiornamenti degli incaricati PC di Zona e Regionale. La situazione è ancora abbastanza caotica e varia di giorno in giorno, sono stati menzionati i gruppi sui quali si è intervenuti.

Si è passati poi alle domande dei presenti, la prima riguardava se la PC regionale avrebbe ripagato gli eventuali danni dei materiali prestati dai gruppi; la risposta è stata un poco secca, ma scontata: i gruppi hanno prestato tende e materiali a proprio rischio, è necessario segnalare la cosa alla PC che farà un censimento teso a recuperare tutto.

Si è espresso anche un grande ringraziamento a tutti i gruppi che hanno dato una mano prodigandosi ben oltre le proprie possibilità.

La seconda era relativa all’impiego degli R/S, si è risposto che sicuramente no per i minorenni (lo dice pure una legge dello Stato); anche per i maggiorenni si propende per il no, almeno in questa fase di emergenza, verranno però proposti interventi nella fase immediatamente successiva (non prima della fine dell’estate).

Nelle tendopoli e nei vari luoghi di coordinamento che ci vedono impegnati continuano i servizi, necessitano 30 capi al giorno per assistenza alla popolazione, ci si attiva da sabato a sabato a partire da sabato 9 giugno; su richiesta si è precisato che per assistenza alla popolazione si intendono servizi alle persone più fragili, anziani e bambini. Molti capi, sia per motivi di lavoro sia perché terremotati essi stessi, non riescono a dare disponibilità per l’intera settimana, in questa eventualità chi può dare disponibilità giornaliere per Carpi e Modena verrà integrato con gli altri, si chiede però di programmare e comunicare la disponibilità con una settimana di anticipo per ovvii problemi organizzativi. Si attende la riunione Dicomac del giorno successivo per sapere se sarà possibile attivare le squadre delle regioni limitrofe. Per i nostri amici capi di altre zone o regioni (conosciuti ai campi ed eventi) e che si offrono di venire a dare una mano, si ricorda che l’ unico canale ufficiale è rivolgersi agli incaricati regionali o ai propri responsabili di Zona.

Un grazie particolare ai gruppi di Mirandola, Medolla e Rovereto che hanno fatto di tutto e di più per le proprie città: la prima cosa che hanno fatto è stata mettersi a disposizione fin dalle prime ore successive alla prima scossa nonostante fossero terremotati essi stessi, (è seguito un lungo e forte applauso). Sono stati invitati a raccontare le loro esperienze: Rovereto ci ha detto che da subito hanno montato tende, pare fosse presente anche l’alta squadriglia, e preparato anche pasti caldi, lamentano però che non si sentono ancora sufficientemente spalleggiati dalla PC e che ci sono ancora piccole frazioni “dimenticate”; a Mirandola i due gruppi hanno montato tende e fatto animazione, con la seconda scossa però le cose si sono fatte più difficili, tutti i negozi erano chiusi ed era difficoltoso somministrare pasti, ora con la PC aiutano a somministrare pasti caldi anche a coloro che non sono nelle tendopoli, ma hanno paura a rimanere nelle proprie case. Il gruppo di Medolla, una “diciottina” di capi dice testualmente il capogruppo, erano attivi già dalla domenica mattina, e lo sono stati di continuo, ora un po’ sollevati dalla presenza di una squadra della Romagna (Faenza e Ravenna). Lo scossone di martedì è stato angosciante per il numero di persone decedute, alcuni familiari ed amici dei capi del gruppo. Qui i capi svolgono un servizio continuo anche fuori dal campo, andando a cercare le persone che, o per orgoglio o per difficoltà motorie, non sono nella tendopoli.

Nella fase terminale dell’incontro si è dibattuto parecchio fra chi desidererebbe in ogni modo partire subito a dare una mano e fra chi ricorda che comunque la nostra è una delle associazioni che fa parte della Protezione Civile e che pertanto dobbiamo sottostare alle regole che ci vengono date, se mi è concesso fare una similitudine con una riflessione personale in questo situazione mi pare di intravedere come una discrepanza fra la Promessa …..per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese, per aiutare gli altri in ogni circostanza, e per osservare la Legge scout. E l’articolo 7 della nostra Legge : sanno obbedire, ma siamo certi che anche in questa tragica evenienza i ragazzi con il fazzolettone al collo saranno presenti a lungo, anche quando i media non ne parleranno più, ma nelle tendopoli e nelle città colpite dal sisma ci sarà ancora bisogno di un sorriso, di una parola amica, di un canto, di un aiuto materiale.

Giovanni Milani

Responsabile Regionale Agesci Emilia Romagna